Bisogna saper voltar pagina, alle volte. Specialmente quando un passato recente, rischia di oscurare il nostro presente. Nel regno dei contrari e degli opposti, ci affidiamo alla scrittura di Hiroshima mon amour, per decifrare meglio il nostro rapporto con i vini francesi. Siamo cugini, vicini ma lontani. per troppo tempo abbiamo inseguito il loro modello, contaminando e trasformando quasi esteticamente i nostri affinché assomigliassero un pò di più ai loro. Il gioco tra la nostra identità e la loro, nel mondo vinicolo, ma non solo, rimanda ad amori trascorsi e non vissuti appieno, tribolati, inebrianti, costosi e fugaci. Il dato di due culture (nel film quella nipponica e quella francese, nei fatti di questo contributo, quella italiana e francese) che si sono guardate sempre come allo specchio, richiede un salto di "gioia" per afferrarne una nuova consapevolezza, del proprio e del loro. Un po' come il personaggio di HMA, un po' come la guerra che soffia minacciosamente intorno e che facciamo finta di non vedere.
Discorreremo del vino d'oltralpe, quello francese per intenderci, sotto una luce un po' diversa. Quella che ci viene suggerita da un grande film del passato, Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais.
Dal ristorante Il Torchio a Pettorano sul Gizio, l'ultimo incontro per quest' anno de "L'approccio, colloqui sul vino naturale".
Non mancate. A partire dalla otto e trenta di sera, degustazione a bottiglie coperte di sette vini francesi con Roberta Morico.
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